martedì, 10 luglio 2007
Nella vecchia versione di questo blog esprimevo liberamente la mia fede politica. Era un periodo di "attivismo" in questo campo per me, un attivismo fin troppo attivo per i miei gusti, generato dal contesto in cui ero immerso. Rileggendo i vecchi post scritti su quest'argomento, pensai che non era il massimo parlare di politica su di un blog. La ragione è facilmente ricercabile nel fatto che gli appartenenti ciechi all'una o all'altra fazione non sono molto abili a discutere di politica: si arroccano sulle loro posizioni, più ideologiche che tangibili, ripetendo alla fine la cantilena "io ho ragione, tu no".
Tutto questo, quindi, mi scoraggiò profondamente sia quando scrissi di politica, sia quando rilessi i miei precedenti scritti. Ma come non parlare di ciò che è successo una settimana fa? Non so... Sarebbe abbastanza castrante.
La cronaca: Berlusconi, quando era ancora in carica, avrebbe ordinato ai servizi segreti italiani di indagare occultamente sui membri del Consiglio Superiore della Magistratura, e su altri togati. Il fine sarebbe, al momento solo ipoteticamente, quello di gettare fango sulla Magistratura in toto, screditandola agli occhi degli italiani.
Continuerò pericolosamente questo post dicendo perché secondo me tutto ciò è vero ed esatto, ma solamente superficialmente.
Le uniche ombre che Berlusconi non è mai riuscito a spazzare via sono sempre state quelle riguardanti i suoi vari processi pendenti o terminati per prescrizione (che, attenzione, non vuol dire proscioglimento). Ha sempre cercato di minimizzare il tutto dicendo che "la Magistratura rossa creerebbe una congiura contro di lui", e tante altre cose su questa falsariga. Quindi, mi pare semplicissimo fare l'addizione 2+2 in questo caso, e giungere alla conclusione che aveva tutte le sue "buone ragioni" per ordinare ciò che avrebbe ordinato di fare.
Non mi pare, allora, un'accusa tanto campata in aria, incoerente, o nemmeno del tutto impensabile. E' un po' la scoperta dell'acqua calda...
La cosa un po' brutta, al tempo, era che nessuno si lamentava del fatto che il Presidente del Consiglio, capo del potere esecutivo, attaccasse il potere giudiziario: non è molto bello che due delle tre punte (punte su cui si baserebbe la democrazia) entrino in conflitto aperto e dichiarato tra di loro. Anzi, in un conflitto unilaterale. Chi doveva dire qualcosa (v. Ciampi), si limitava a fare il buon nonnino coi nipoti, dicendo loro di non litigare. E il popolo se ne sbatteva beatamente i cosiddetti.
Oggi salta fuori che il capo dell'esecutivo avrebbe ordinato ai servizi segreti di fare le scarpe al potere giudiziario. E in Italia che succede? Niente! Assolutamente niente!
In un qualsiasi altro paese con abitanti dotati di un cerebro funzionante, Berlusconi sarebbe sotto un'accusa pesantissima, si cercherebbe di tirare fuori la verità nel minor tempo possibile, e Berlusconi, se colpevole, verrebbe estromesso a vita dalla politica italiana, lui e chi era a conoscenza di tutto questo. E questa non è fantagiustizia: pensate soltanto allo scandalo Watergate, il primo esempio che mi viene in mente.
Inoltre, sempre nella mia Italia ideale, Berlusconi verrebbe guardato con sdegno e ribrezzo da gran parte della popolazione, come per l'appunto accade dal 1975 con l'immagine di Richard Nixon.
Invece non succede niente: nessuno parla, la gente pensa ad andare in vacanza, si parla di Berlusconi solo perché vorrebbe riportare indietro il figliol prodigo Shevchenko o acquistare Ronaldinho... E tutto questo accade perché l'informazione non è imparziale, ed è scadente.
In Italia abbiamo ben 7 canali principali con 7 telegiornali diversi:
Tg1: il migliore, ma troppo "tenero" e spesso pieno di spot gratuiti al Papa, a Montezemolo, agli Elkann, ecc.;
Tg2: un telegiornale che non approfondisce niente, e che si limita ad un 30% di notizie e un 70% di filmati presi da internet, filmati spesso riguardanti animali portati cuccioli in zoo e menate del genere;
Tg3: troppo di Sinistra, e quelli di Destra o "indecisi" non gli danno retta per questa ragione;
Tg4: Emilio Fede... ;
Tg5: un tg farcito di gossip, almeno fino a quando era diretto da Rossella; oggi con l'arrivo di Mimun chissà come sarà, ma sono certo che non sarà mai imparziale;
Studio Aperto: non è un telegiornale; orrendo, vietato ai minori di 18 anni;
La7: secondo posto, peccato che non lo guarda nessuno.
Grazie a questi meravigliosi mass media, senza nemmeno guardare alla carta stampata, il popolo se ne fregherà sempre di ciò che accade, e tutti continueranno a votare come capre senza sapere o capire nulla. Siamo ridotti talmente male che una notizia del genere viene presa come se fosse una cazzata, un semplice gossip di stampo politico, e cade nel dimenticatoio in tre giorni.
L'importante è sapere il tronista chi ha scelto di farsi, dove si faranno i casting per la prossima edizione del Grande Fratello e chi va al Billionaire. Questo è fondamentale, senza sapere ciò non si sarebbe essere umani viventi e un minimo padroni della propria esistenza.
sabato, 07 luglio 2007
Dopo la morte di Chris Benoit si è sollevato un vespaio intorno a Italia Uno, rea di aver cancellato l'amato intrattenimento a causa di questo fattaccio. Luca Tiraboschi, colui che decide il palinsesto, ha dichiarato di non credere più "in questo cartone animato", mentre Sky (come si evince da uno dei commenti al post precedente) ha detto che "questo cartone animato (e due) può ancora andare bene".
Un cartone animato quindi, con "supereroi" in carne d'ossa invece che riprodotti su carta patinata. Peccato che molti non la pensano così: c'è chi addirittura ritiene il wrestling uno sport, con veri atleti, e non mi riferisco a poveracci illusi, ma proprio a chi lo commentava tempo fa. "Questi sono veri atleti, si allenano anche 10 ore al giorno", "questo è un vero sport fatto di veri atleti", "il sudore di un vero uomo di sport", questi erano i commenti udibili durante le programmazioni di qualche anno fa. Che siano persone atletiche (non atleti) è fuor di dubbio, ma allora a questo punto anche un trapezista del circo o un ballerino sarebbero atleti e sportivi, no? Invece sono solo persone atletiche, come i lottatori di wrestling, anche un po' più salubri.
Guardiamo invece allo spettacolo in sé del wrestling, ai contenuti che questo supposto cartone animato offre: personaggi, storyline, incontri.
I personaggi si dividono in maschili e femminili, e i maschili a loro volta in atletici e acrobatici. La visione di queste due ultime categorie che viene offerta è abbastanza significativa: colossi ipermuscolosi e nani volanti. I colossi ipermuscolosi combattono a suon di forza bruta, i nani volanti cercano di combattere con la tecnica e l'abilità (anche mentale). I nani volanti raramente possono battere un nerboruto colosso.
Le donne invece.... beh, parliamone dopo che è meglio.
Le storyline hanno una base fissa, un po' come in un film di Van Damme o in un porno: tizio A fa uno sgarbo a tizio B (solitamente difende un antagonista di questi), tizio B inveisce sputacchiando contro tizio A, tizio A gli chiede se ha qualche problema, tizio B risponde di averne uno e di volerlo risolvere sul ring, tizio A accetta la sfida. In poche parole, controversie tra buoni e cattivi che si risolvono a suon di pugni, calci, pacchi e contropacchi. Essendo stato definito il wrestling come "un cartone animato per bambini", mi inizio a chiedere quanto questa definizione sia azzeccata.
E' lapalissiano che i lottatori seguono un copione preordinato, anche durante l'incontro. E questo fa cadere anche il sogno che questo sia un vero sport: nello sport il risultato (teoricamente) è in discussione fino all'ultimo istante, non studiato a tavolino per far vincere il buono o il cattivo.
Quindi, la visione della vita che questo spettacolo offre è un mondo semplificato al massimo (buoni vs. cattivi), che gira con la violenza e con la legge della giungla: il più forte vince e sopravvive, l'altro soccombe e si ritira.
Le donne, infine, svolgono un ruolo decisamente coerente con la dottrina femminista. In un momento in cui si cerca di valorizzare la donna e il suo ruolo nella società, il wrestling la pone come un oggetto d'abbellimento utile solo a far sbavare l'uomo. Procaci e rifattissime donne che accompagnano gli uomini, che combattono per l'amore di uno di loro, ecc.; gli incontri normali tra donne presi con scherno e ironia, in paragone con quelli maschili; combattimenti studiati ad hoc, come "vince chi per prima lascia l'altra in reggiseno e mutande" o scontri tra infermierine o scolarette.
Concludendo laconicamente, proprio un bello spettacolo, con personaggi tali da essere acclamati come eroi, eroi di cui è impossibile pensare che possano commettere brutti gesti.
Ma tanto al giorno d'oggi regna il gusto dell'orrido: si idolatrano i tronisti, le showgirls prostitute dichiarate, i vari Corona e Lapo Elkann. Il wrestling in tutto questo non può fare altro che sguazzarci a suo agio.
mercoledì, 04 luglio 2007
Dieci giorni fa il famoso wrestler Chris Benoit ha sterminato la sua seconda famiglia, togliendosi la vita a fattaccio compiuto. Una mera notizia di cronaca uguale a mille altre, se non mi fossi imbattuto in un certo forum e in altre conversazioni...
Il mio primo incontro con il wrestling risale a circa quattro anni fa. Frequentavo un tris di miei compagni delle Superiori: avevamo l'hobby di giocare alla Playstation, e il gioco predefinito era quello sul wrestling. La mia esperienza si fermava pressapoco a quello, con qualche sporadica visione il sabato di qualche stralcio di incontro. Alla lunga mi annoiava, non provavo entusiasmo per quello show, e l'abbandono di quel gruppo sancì definitivamente la morte del mio interesse per il wrestling.
Tornando al presente, quando lunedì scorso lessi della morte di Benoit mi interessai un poco più del normale, in parte per ciò che ho scritto sopra e in parte per l'attaccamento che gli altri miei compagni di gioco avevano verso il suddetto energumeno. Quando lessi cos'era successo ovviamente mi interessai ancora un po' di più, e decisi di andare su un noto sito nazionale specializzato in wrestling.
Diedi una scorsa alle news ufficiali per scremare già in partenza il nocciolo dalle cazzate, conoscendo quanto questo "mondo" ne sia pervaso e pieno zeppo. Dopo, per masochismo, decisi di andare a leggere come i fan avessero preso la notizia, ovvero nel forum. E qui ha inizio la vera storia tragica.
Un uomo uccide la moglie il venerdì pomeriggio, il figlio piccolo e handicappato la mattina del giorno dopo e si suicida, dopo aver detto una miriade di balle per telefono, il pomeriggio del terzo giorno. Si scopre da subito che questo tale era un violento abitudinario, e che la moglie aveva già ottenuto un divorzio nel 2003 per questa ragione.
Le reazioni più normali dovrebbero essere di sdegno verso un caso del genere: un vigliacco che se la prende con persone più deboli, talmente vigliacco da non avere nemmeno il coraggio di andare a pagare per gli errori commessi. E invece no, una buona parte dei fan del wrestling reagirono in maniera diametralmente opposta. M'imbattei da subito in tre teorie:
1. complotto ordito da un "terzo uomo";
2. vendetta del sig. Benoit contro la moglie che avrebbe ucciso il figlio;
3. malattia grave di entrambi i famigliari ed eutanasia di gruppo.
La cosa fastidiosa non è tanto la forma patetica di queste teorie volte a scagionare l'assassino, ma il perché vengono create: il non voler accettare che "un eroe come lui possa macchiarsi di un gesto del genere" (testuali parole). Non credo che chi pratichi il wrestling sia un eroe, né tantomeno che possa essere esente da turbe psichiche...
Lessi molte pagine, ahimè, di quel forum: ogni tanto qualche essere sano che diceva "è un assassino ingiustificabile" saltava fuori, ma era una goccia d'acqua nel deserto a cui nessuno dava retta. Tutti si continuavano a chiedere il perché della situazione, per cercare una ragione "giusta" (come quelle delle tre teorie) per poter così rivalutare ai propri occhi l' "eroe". D'altronde "gli assassini sono diversi, lui ha subito solo un raptus momentaneo ed è questa la sua unica vera colpa".
Ho sempre visto il wrestling come uno spettacolo un po' deprimente e molto deficiente. Ma per qualcuno è uno sport, ricco di valori veri e di uomini veri, un mondo in cui le persone cattive o deboli non possono esistere... [CONTINUA]
giovedì, 21 giugno 2007
Le tariffe flat per le telefonate urbane, i cellulari e il loro mare di promozioni, ma la semplice invenzione del cellulare stesso (e del cordless, da un certo punto di vista), hanno creato un nuovo mostro: i molestatori telefonici.
Premessa: so benissimo che esistevano già una volta, ma le nuove tecnologie hanno permesso, a chi prima non lo sarebbe mai stato, d'esserlo. Non è complicato, è solo un giro di parole un poco strano.
Prima i molestatori telefonici erano persone sole, maniaci con una monomania nei confronti di una sola vittima: un esempio il molestatore che rompeva le balle alla vicina di casa con lamenti ansimanti, oppure quello che telefonava alla Polizia tutto il giorno, riattaccando nonappena rispondevano. Questo accadeva per la totale mancanza degli apparecchi che mostrano il numero di chi telefona, per la difficoltà in sè di reperire la vittima (comodo chiamare la vicina o la Polizia, sai sempre quando la prima è in casa e sai che la stazione risponde sempre) e per la mancanza di altri mezzi per entrare in comunicazione.
I nuovi molestatori sono diversi dai loro antenati. Innanzitutto sono molti di più, sono sempre persone abbastanza sole e agiscono meno per una monomania (che esiste sempre, sennò non sarebbero patologicamente spaccaballe) e più per loro "disegni mentali". E rompono di più, molto di più.
La vittima è sempre un loro conoscente, una persona con cui sono in rapporti abbastanza intimi: un amico, una persona per cui si ha una cotta, un ex, un collega. La vittima è, soprattutto, una persona di cui conoscono perfettamente gli spostamenti e le abitudini di vita, ovvero i vari orari in cui è possibile essere sicuri di ricevere una risposta, anche se non è un aspetto tanto fondamentale della storia.
I mezzi di comunicazione sono i più diffusi, e non permettono nessuna via di fuga a chi è bersaglio di questi stillicidi di contatti indesiderati: squilli, sms, email, appostamenti su msn attraverso la modalità invisibile, squilli da più numeri, chiamate con identità anonima. E il tutto senza il minimo controllo da parte di un altro, ad esempio un genitore o un collega che possa mettere un freno a tutto questo: il cellulare è un bene personalissimo, che non si lascia mai nelle mani di nessuno; il cordless permette di telefonare da stanze appartate; in un computer è facile occultare le informazioni.
I moventi, come ho detto prima, sono tutti attinenti al rapporto che c'è tra vittima e molestatore: nel caso di un "amico" c'è spesso possessività, e le sue telefonate saranno per controllare che i rifiuti ad una attività comune siano fondati, e non bugie; nel caso di un ex, la morbosa gelosia per rivolere indietro la propria metà; nel caso di una persona per cui si ha una cotta si tratterà, infine, di tentativi patetici per cercare di conquistarla.
Le cose preoccupanti, però, sono due: la durata e l'intensità. I molestatori, essendo persone abbastanza sole, non hanno una gran vita sociale, il chè equivale a un maggiore tempo libero, che equivale a sua volta a maggiori tentativi, ovviamente. Tutto questo andrà a vantaggio della durata e dell'intesità: la prima perché queste persone, usando il loro tempo libero in questa attività, difficilmente usciranno fuori da questa situazione di latente solitudine, continuando quindi a rompere le palle; la seconda si commenta da sola, più tempo più tentativi come ho detto.
Dimenticavo un punto importante: essendo persone malate nella testa, non si arrenderanno mai di fronte ad un vaffanculo o a qualsiasi altra forma di calpestamento della loro dignità.
L'unica speranza è che qualcuno che gli sta intorno si accorga di quel che succede, e abbia la voglia di mettergli uno stop brusco e deciso, sempre che ne abbia l'autorità adatta. Altrimenti diventa dura, e l'ultima spiaggia sarà o il cambiare numero o fare una bella denuncia.
C'è anche chi se la cava con astuzia, e chi invece subisce per anni e anni tutto ciò...
Se ci si sofferma un momento a pensare, è veramente brutto avere il terrore (grande o piccolo che sia) che il telefono suoni o vibri e che sia quella persona a rompere. Già ci pensano le compagnie telefoniche e Sky, ci mancavano pure i molestatori telefonici del XXI secolo.
giovedì, 14 giugno 2007
I rapporti interpersonali sono indispensabili, ma fastidiosi per molti aspetti. Soprattutto l'amicizia, quando non è reale ma è una semplice assicurazione per evitare di rimanere soli.
I rapporti tra i soggetti, riducendo il tutto al nocciolo, si basano su necessità e competizione. Necessità per ciò che ho scritto prima, competizione perché si finisce sempre col creare gare fondate sull'orgoglio, gare in cui si cerca di vincere ad ogni costo per non stare male con se stessi.
Trovo patetica la mancanza di dialogo in certe compagnie, mancanza dovuta al fatto che parlare di qualcosa che appartiene "all'altro" sarebbe come sentirsi sminuiti e perdere punti in classifica. E trovo ancora più patetico evitare di parlarsi, e di risolvere problemi, per la paura di non avere più la compagnia nel weekend...
Già, la compagnia nel weekend, nodo cruciale. E' veramente terribile fondare i rapporti con gli altri sul fatto che "riempiono un pomeriggio/una sera", e non sulle persone con i loro bisogni e sentimenti; ed è ancora peggio sentire i propri amici indispensabili per questa ragione, perché senza non si avrebbe più vita sociale, perché senza vita sociale si è degli sfigati, e non va bene...
Si diventa poi schiavi di una possessività morbosa da parte di questi individui, con l'unica prospettiva della fuga senza recuperi, cercando di evitare telefonate, inviti e altre trappole... Che roba.
Ma alla fine la parola "amico" ormai non ha più valore, come i vari "ti amo" che si sentono volare in mille situazioni in cui d'amore vero e proprio ce n'è veramente poco.
Meglio soli che male accompagnati.
giovedì, 07 giugno 2007
Trovare argomenti su cui scrivere è abbastanza complicato. Almeno per me.
Mi chiedo come faccia uno scrittore a partorire un'opera partendo da zero.
A dire il vero gli scrittori non partono da zero.
Basta pensare alla letteratura italiana dello scorso secolo, incentrata su opere con argomento base la Resistenza e la Seconda Guerra Mondiale, o le letterature sudamericane piene di golpe, desaparecidos e storie di famiglie in paesi distrutti da militari e politici corrotti.
O i romanzi russi di due secoli fa, che analizzavano soprattutto la situazione dell'essere umano dotato d'intelletto in un paese in cancrena; o la letteratura del periodo di Freud, con i vari Svevo e Pirandello...
Persone, insomma, che hanno tratto i loro romanzi dal contesto in cui erano immersi, in cui vivevano.
Ma al giorno d'oggi, in questa maledetta penuria, una persona che cosa può tirare fuori?
Si potrebbe parlare della politica italiana? E cosa si potrebbe dire? Che un lato s'inventa cose infondate per gettare fango in faccia all'avversario, il quale a sua volta non sa fare altro che rispondere "faccio ciò che voglio", in perfetto stile asilo nido?
O forse dovrei scrivere di ciò che faccio, cioè di come la situazione mia di ventiduenne senza speranze sia una vergogna? Costretto, in poche parole, a studiare in un'università organizzata peggio di un ufficio della Posta, senza la possibilità di andare a lavorare (stipendi irrisori... ) e diventare indipendente (affitti pazzeschi, e la BCE continua ad alzare i tassi, così pure i mutui sono da accantonare)?
O forse dovrei parlare della musica, dello sport, della televisione, del cinema? Schifezze terribili in cui conta solo o diventare il mito di tamarri, litigando con chiunque in televisione e inneggiando al Duce, o diventare il mito di tamarre, facendo la mignotta e parlando peggio di una scaricatrice di porto?
Si dovrebbe, forse, parlare di tutto insieme. Ma tanto nessuno capirebbe, anche perché non legge proprio più nessuno. A meno che non siate un calciatore, un comico di Zelig o un cantante da quattrosoldi.
domenica, 03 giugno 2007
Dalla recente cronaca nera si evince che esistono ancora esseri patetici che fanno stupidi omicidi e poi provano a farla franca.
Sono anni, praticamente da quando ho acquisito un minimo di ragione, che ritengo l'omicidio un'impresa straordinaria, quasi impossibile da portare a compimento "pieno", senza farsi beccare.
Basta pensare alla rilevazione delle impronte, a quante minuscole parti del nostro corpo (la cui caduta è impercettibile) potrebbero smascherarci all'istante, a quanto siano difficili situazioni come gli interrogatori e il non cadere in fallo di fronte a un professionista, quando tu sei un semplice neofita...
Oggi, invece, è pieno di cretini che uccidono sia per motivi futili e abbietti, sia con metodologie più penose di quanto la loro esistenza non fosse prima, e durante, il misfatto. E anche dopo, anche se diversamente.
Una ammazza il figlio e dice che la testa gli è esplosa.
Un altro ammazza la figlia e se la sotterra nel giardino di casa.
Uno uccide i ricchi zii, va quaranta volte in tv a fare appelli del tipo "se state bene, telefonatemi!", e poi lascia garage e auto piene zeppe di sangue per due settimane.
Due fanno una strage e ne lasciano uno ancora in vita, cosicché quando si riprenderà li "ringrazierà della gentilezza" con una bella supertestimonianza.
Uno uccide la moglie e inscena un falso furto, dimenticandosi di forzare un minimo una stramaledetta serratura.
Non se ne può più!
Io mi chiedo cosa scatti nella testa di queste persone, quando sono ancora solo potenzialmente assassini.
Troppi "CSI"? Troppi "La signora in giallo"? Troppe letture consecutive di Faletti? O troppi episodi degli specials di Italia Uno sulle Bestie di Satana? Mah...
Ci vuole una bella dose di presunzione a diventare degli assassini. Mi riferisco al semplice fatto che poveri idioti si pongono in una posizione assurda per le loro "qualità" (eufemismo chiamarle così); in poche parole compiono un'opera difficilissima pensando di essere così intelligenti da riuscire a gabbare una ventina di persone, tra vari ispettori, periti e gente delle Forze dell'Ordine (che, ricordo, sono professionisti nel campo).
Ce ne vuole a ritenersi più intelligenti di un sacco di sconosciuti. E soprattutto ci vuole una bella dose di ignoranza (verso se stessi) a creare omicidi premeditati senza avere la minima idea di quello che ci si sta apprestando a compiere. Senza neanche lontanamente avvicinarsi a pensare come nel loro cervello apparirà sicuramente impossibile il venire beccati.
Poi ci sono anche gli omicidi non premeditati e preterintenzionali, ma anche su questi due tipi ho qualcosa da dire, puntando il dito sul dopo e non sul prima. Lo spirito di conservazione dell'essere umano impone di volere salvarsi sempre e comunque, un po' come Raskolnikov in "Delitto e Castigo"; ma perché montare scene del crimine così stupide che chiunque noterebbe delle incongruenze così macroscopiche?
Forse perché sono presi dal panico? Forse perché sono degli enormi deficienti già in partenza, a prescindere o meno dal panico. E così ci si riallaccia al punto precedente: anche a mente lucida avrebbero inscenato uno stupido teatrino la cui falsità sarebbe lapalissiana.
Sono arrivato ad un punto tale d'insofferenza che, se qualcuno compisse un omicidio "ben fatto", potrei applaudirlo invece che schifarmi.
Il mondo un domani morirà di cancro: un cancro chiamato stupidità.
giovedì, 31 maggio 2007
Cinque carte in mano, e la possibilità di cambiarne una o più, o nessuna, solo una volta.
Due carte in mano, tre che scendono a disposizione di tutti, poi un'altra, poi un'altra ancora.
Una carta coperta e quattro scoperte, che arrivano una alla volta, una dopo l'altra.
La coppia batte il nulla, la doppia coppia batte la coppia, il tris batte la doppia coppia, la scala batte il tris, il colore batte la scala, il full batte il colore, il poker batte il full, la scala reale batte tutti.
Il poker è la mia ultima passione. Non mi affascina dal punto di vista dei soldi, dei facili guadagni, del rischio in sé o dei luccicanti palazzi in cui vengono consumate le varie mani; mi affascina la componente mentale, psicologica, ovvero l'abilità nel riuscire a entrare nella testa delle tre (o più) persone che hai di fronte, avversari che vogliono fare lo stesso con te, meglio di te.
Mi affascina, inoltre, per la strategia che il gioco richiede: punto? Vedo? RIlancio? Di quanto? Mi fermo? Provo ad andare avanti? Quello rilancia perché avrà una coppia, ma una coppia di cosa? Più forte della mia? Forse no...
Già sono un fan degli scacchi (in cui non sono un campione, ma so difendermi), e penso lo diventerò anche del poker.
Io e il gioco del poker abbiamo anche un lato in comune. Baso spesso la mia vita nel cercare di ridurre ogni rischio allo zero, non in maniera paranoica, ma in maniera quasi... scientifica, un po' come si deve fare per alzarsi da un tavolo vincitori, e vincenti. Anche economicamente.
I film sui bari, infine, mi sono sempre piaciuti. L'ultimo l'ho visto questa settimana, e non sono riuscito a staccare gli occhi dallo schermo per neanche dieci secondi.
Che dire, ognuno ha i suoi interessi...
9 di quadri e J di picche: che faccio, vedo o rilancio?
mercoledì, 30 maggio 2007
Dopo un anno di completo esilio dal mondo dei blog, mi sono reso conto di quanto il mio sia particolarmente sorpassato.
Niente menu a scomparsa, niente feeds che compaiono al passaggio del mouse sul link, niente immagini iperstilizzate dall'aspetto avveniristico, niente di niente insomma. Un semplice blog fin troppo blu, con una penna (forma moderna ormai sorpassata di un unico antico strumento di scrittura), un testo senza variazioni di forme e colori, e basta.
Non ho nemmeno un disclaimer simpatico che ricordi che io non sono un giornalista, né un imam di una città del Nord qualsiasi, né un violatore di copyright. E non ne sento il bisogno.
La cosa che mi ha stupito è stata, invece, il fatto che io non mi sia accorto di questo mutamento della tecnologia legata ai blog. Ero rimasto al mitico blog "clicca&scrivi", un po' come qualcuno che al giorno d'oggi abbia ancora tra le mani la prima Playstation, ignorando l'abisso che lo separa dalla versione numero 3 della suddetta console.
Sicuramente ciò dipende dal fatto che non aprivo un blog da millenni, prima che il mio amico (v. post precedente) non aprisse il suo.
Ho fatto inoltre un giro in blog a me conosciuti, cercando di saltare di link in link perché la mia memoria non mi permette di fare altrimenti. Tralasciando il solito "bunch" (parlare Inglese per un tempo troppo protratto della giornata porta a confondere il cervello) di cose che non cambieranno mai, ho visto anche che qualcuno ha cambiato genere, e che sono nati blog diversi.
Quando avevo aperto il mio, l'idea di base era quella di aprire un blog non personale, in poche parole un blog che non parlasse di me, ma che parlasse d'altro non riguardante strettamente l'autore.
Stasera, girando qui e là, mi sono reso conto che questa mia idea ormai ha preso piede: non si tratta più di un'elite bloghereccia, ma di un'affermata realtà.
C'est la vie. Il tempo passa, le persone stagnano, si diventa demodé. La cosa bella è che qualcuno ignora d'esserlo, e continua a fare giorno dopo giorno le stesse cose, amandole, non rendendosi conto (almeno in superficie) d'essere trito e ritrito, continuando a fare tutto come se fosse la prima volta; la cosa brutta è che qualcuno si rende conto di essere finito fuorigioco, e s'infastidice un po'.
I'm a bit annoyed. E obsoleto. Beata ignoranza.
martedì, 29 maggio 2007
Dieci giorni fa, un mio amico apre un blog.
Sarebbe stata una cosa normale e di poco conto, se non fosse che lui da sempre era contro ciò che aveva appena aperto. Nel suo primo post si chiedeva come mai gli fosse venuta voglia di aprirlo, e io gli rispondevo che era sicuramente per cercare di dimostrare che non esistono solo blog e pensieri di merda, ma anche pensieri degni di tal nome. La mia risposta non si fermava qui, perché nelle righe successive io gli dissi che il suo progetto sarebbe fallito, a causa dei commenti, a causa del resto del mondo internettiano, e di tante altre piccole cose.
Cinque giorni fa, parlando con mio padre, gli dicevo di quanto questo mondo virtuale è strapieno di siti penosi, di gente che non dovrebbe riprodurre il proprio pensiero nemmeno su carta igienica, e cose sulla solita falsariga di prima.
Stasera un altro mio amico mi contatta, e mi fa una semplice domanda: "ma il tuo blog?". Il mio blog... Io non ho un blog. Non ne avevo uno. Cioè, ne avevo uno un anno fa, e un tentativo di un altro risalente ad otto mesi fa... Non so... Forse ne dovrei avere uno?
In un periodo veramente povero di idee, di progetti, di hobby, di qualcosa da fare, l'idea di un blog m'è sembrata di colpo avvincente. Ricevuti un paio di piccoli spronamenti a riaprirlo, mi sono detto che forse ne vale sul serio la pena.
Aperto il meno vecchio dei due, mi sono stupito di vedere che giovedì scorso aveva ricevuto un paio di visite. "Massì va, ricomincio da questo... Almeno non parto proprio nel limbo". Per curiosità decido di aprire il secondo, questo, e noto dallo ShinyStat che di visite ne ha ben una quindicina, addirittura tre con una decina di pagine viste solo quest'ultimo sabato.
Così, rieccomi qua, in questo blog fin troppo blu (mi sembra troppo allegro... ), a provare un vecchio progetto, a cercare di allenarmi in un qualcosa che a parer d'altri so fare molto bene, a fare semplicemente qualcosa di nuovo per vedere cosa porta, dato che una cosa ne tira sempre un'altra.
Ho cancellato tutti i vecchi post, a fatica. Ma non a fatica perché ci ero affezionato, ma perché molti erano semplicemente orrendi, dannatamente stupidi, inutili e schifosi. Mi stupisco sia di questo mio modo di vederli d'adesso, sia di come li avevo creati allora. Chissà quale delle due posizioni è quella giusta. Magari un misto...
Ricomincio, senza sapere come, cosa scriverò, quanto e quando, perché e se fra un anno ciò che avrò scritto mi piacerà. Proviamo...
.Qui tutto è temporaneo.
Ed estemporaneo, come tutto.
Scriverò qualcosa in questo spazio
quando saprò cosa, e come.
EstebanMD:
Ventiduenne di sesso maschile
alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Il nickname è vecchio, risale a due anni fa:
se mi conoscete da prima, non mi conoscete
Contatore:
*loading*
&
online
Commenti recenti:
EstebanMD in Il wrestling - 2
EstebanMD in Il wrestling - 2
SkyRocket24 in Il wrestling - 2
EstebanMD in Il wrestling - 2
AnyBeaver in Il wrestling - 2
EstebanMD in Il wrestling - 1
AnyBeaver in Il wrestling - 1
re8uS in Assassino fa rima co...
re8uS in Molestatori telefoni...
EstebanMD in Molestatori telefoni...
Archivio:
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
Links:
Re8us, il mio amico
Ema, il clone
JT&TEA, da vedere e ascoltare
Grafica:
Carolina
Immagine da:
Gettyimages